
L'estetica della violenza
Ecco uno dei film di cui un amante del cinema non dovrebbe fare a meno: Kill Bill vol.1 e 2. L'autore è quel genio tutto matto di Quentin Tarantino, che ha scritto anche la sceneggiatura assieme a Uma Thurman, che in questo film ha dato il meglio di sè, e anche qualcosa di più.
Ma perché questo film va visto, nonostante le "migliaia" di persone morte, gli arti amputati, gli occhi cavati, e tutti i litri di sangue versato? Non siamo in un periodo in cui sarebbe meglio scongiurare la violenza, piuttosto che andarla a vedere sul grande schermo?
Le risposte a questa domanda sono molteplici, ma io mi vorrei soffermare solo su un aspetto: l'estetica della violenza.
Ora molti di voi si irriteranno nel vedere accostate queste due parole, che nel nostro immaginario suonano come opposti, o quasi... Ma bisogna andare al di là delle apparenze (diceva Kant, e quelli come lui), ed è per questo che un'onesta osservazione della violenza di Kill Bill ci porta più verso l'arte che verso deviazioni o diseducazioni regalateci da molti film con molta meno violenza.
Faccio un esempio presciso: la sanguinolenta battaglia di Uma contro i membri della Yakuza. Centinaia di persone tagliate a pezzetti, colpi mortali inferti nella maniera più sadica, eppure chi di noi è rimasto scandalizzato dal vedere quelle immagini? E' colpa del fatto che ormai il nostro occhio è abituato a "sopportare" di tutto? Non credo.
E allora qual'è il grande segreto di Tarantino nel trattare la violenza? E' l'ironia...si l'ironia! Nella stessa scena vediamo Black Mamba sculacciare un ragazzino con la mitica spada di acciaio di Hattori Anzo, rimproverandolo di far parte della Yakuza.
Alla fine di cruente scene dal ritmo serratissimo a noi spettatori, non ci rimane altro che un paio di battute divertenti, e una sequenza particolarmente ardita o dal punto di vista della cinecamera, o dal punto di vista atletico!
Una volta un mio amico, espertissimo di cinema, mi ha dato la definizione secondo lui, del cinema di Tarantino: un palloncino bellissimo pieno d'aria; è bello, ma non c'è niente dentro!
In effetti il cinema di Quentin non è affatto intimista, a quello ci pensano già le cinematografie europee (a volte esagerando secondo me), e alla fine non lascia un messaggio, però appaga terribilmente l'occhio...diciamo che è una delle massime espressioni dell'aspetto "Spettacolare", che il cinema ha sin dalle origini!
Un ultimo aspetto, per non far sembrare il film solo un accostamento di luci, colori e colonna sonora (per altro bellissima!): il film è pieno di citazioni cinematografiche, ce ne sono così tante da mettere in seria difficoltà anche un critico come Callisto Cosulich: solo un paio di spunti di riflessione....quando Uma va in oriente a prendere la "spada", la regia sempre così nervosa del regista americano, diventa più sciolta, come alcuni tipi di film giapponese...ma per entrare nello specifico quì bisognerebbe scrivere un libro a parte...
Per intanto godiamoci le capriole della nostra eroina...e buona proiezione!





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