giovedì, 28 luglio 2005

Assolutamente da non perdere!!!!!!!

Parlare di questo film per me è molto difficile: l'ho visto talmente tante volte che conosco ogni frase, ogni minimo dettaglio, persino gli errori che sono sfuggiti al grande Mike Figgis in fase di montaggio

Il film è semplicemente straordinario: basato sul romanzo di un bibliotecario americano, che, dopo aver venduto i diritti al regista si è suicididato alcuni mesi dopo, prma che il film venisse realizzato.

la colonna sonora è cantata da Sting (Mike Figgis lo accompagna al contrabbasso in alcuni pezzi), che esegue degli standard jazz assolutamente struggenti, come ad esempio "My one and only love"; cercatela, scaricatela, fate quello che volete ma è assolutamente da ascoltare!

Il film è girato completamente in digitale, con un attenzione particolare alle luci e ai rallenty sulle panoramiche di Las Vegas, la città in cui i bar e i casinò rimangono aperti 24h su 24; la fotografia è stupenda!

Gli attori protagonisti, Nicolas Cage ed Elisabeth Sue sono eccezionali: entrambi hanno capito a fondo il loro ruolo e si sono completamente calati nella parte. Nicolas Cage ha anche vinto l'Oscar come miglior attore protagonista per questa interpretazione, e in una pellicola di questo tipo è veramente un evento straordinario: film low budget, argomento scomodo.

E veniamo proprio all'argomento....è la storia di un alcolizzato ed una prostituta che vivono un amore malato ed emarginato come loro due, sullo sfondo di una Las Vegas cruda, cinica, spietata, che non si accorge nemmeno di questi due "angeli", bisognosi e fragili, e li lascia al loro amaro destino.

Un vero capolavoro. Molto triste, ma un capolavoro.

postato da: andreamicali alle ore 12:35 | Permalink | commenti
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mercoledì, 27 luglio 2005

Sconsigliato vivamente!!!!!!!

Sarà perché sono un fan di Vincent Gallo, sarà perché il titolo mi incuriosiva molto (Buffalo '66), mi sono imbattuto in questo film assolutamente inconsistente sotto ogni punto di vista, che non consiglio a nessuno, a meno che non voglia imparare come NON si debba scrivere una storia per immagini.

Sarà perchè sono una fan di Vincent Gallo, sarà perché il titolo mi incuriosiva molto (Buffalo '66), mi sono imbattuto in questo film assolutamente inconsistenta sotto ogni punto di vista, che non consiglio a nessuno, a meno che non voglia imparare come NON si debba scrivere una storia per immagini.

Mi spiego meglio: la premessa del film è molto ben chiara, ossia la storia di un ragazzo (Bill Brown), cresciuto tra le violenze psicologiche del padre e la totale indifferenza della madre, appassionata tifosa dei Buffalo. E fin qui le premesse drammaturgiche ci sono tutte: si ma fin qui, perché poi il resto è una barzelletta drammaturgica.

 Bill "rapisce" Christina Ricci, obbligandola a interpretare il ruolo della moglie, davanti ai suoi genitori, che credono sia sposato da cinque anni (invece lui in quei cinque anni è stato in galera per coprire un altro); e lei che fa? Niente, assolutamente niente. Subisce il rapimento, recita la parte della moglie, si innamora addirittura del suo rapitore, e tutto in un giorno

Si sa che nel cinema si può credere a tutto, ma proprio a tutto, ma quello che non si sa, è che ci sono delle regole che fan sì che noi spettatori sospendiamo la nostra incredulità. Una di queste regole (e non me le sto inventando io, ma Syd Field, uno dei monumenti dello script), è lo sviluppo dei personaggi; ad esempio, ci commuoveremmo mai per la partenza di E.T., se non avessimo visto prima tutte le avventure che passa con il suo piccolo amico terrestre? Se non avessimo sorriso mentre diceva "E.T. telefono casa?"

Il personaggio matura, cambia, è dinamico, ha un background e un seguito...addirittura un alieno come E.T. cambia! Ma i personaggi di questo film no!!!! Di Christina Ricci non sappiamo nulla, ma dico nulla: ha dei genitori? vive da sola? E' così passiva perché ha subito una qualche violenza? E' stat lobotomizzata magari?

Eraclito diceva che non ci si può immergere nello stesso fiume due volte: noi non saremmo gli stessi, e neanche il fiume sarebbe lo stesso. Allo stesso modo un personaggio deve, tramite le prove che affronta, evolversi, cambiare (magari anche in peggio)...e per cambiare bisogna sapere rispetto a cosa si cambia.

l'unico spunto che questa pellicola può dare è l'inserimento di fotografie del passato del protagonista, che introducono i vari flashback che movimentano un pò una storia altrimenti lenta, fiacca e noiosa. Mi dispiace stroncare Vincent Gallo, ma questa volta ha veramente toppato...se non ci credete...guardatelo, e imparate come non si fa cinema!!!!

postato da: andreamicali alle ore 11:31 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 22 luglio 2005

Foto e tatuaggi per ricordare

Ecco un film assolutamente da non perdere! Per tutti gli amanti del genere"Pulp", i fan dei film tipo Seven, i Soliti sospetti, The snatch ecc, ecc, ecc..ma non solo

Di questa pellicola è veramente interessante la struttura dell'intreccio: la storia è basata sul flusso di coscienza di un uomo che ha un serio problema di memoria. Non ricorda il suo passato, a seguito di un incidente, e quindi ricorre a polaroid  e tatuaggi per "dare un senso" a una vita altrimenti troppo confusionaria e senza una direzione

La cornice della storia è un film poliziesco, ma ciò che lo rende interessante è il fatto che lo spettatore "vive" la storia seguendo le foto e i tatuaggi del protagonista, salvo poi...beh forse è meglio non rivelare troppo.... ameno che poi non lo dimentichiate...ah ah ah ah.

postato da: andreamicali alle ore 09:58 | Permalink | commenti (2)
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domenica, 17 luglio 2005

Ecco perché cinema e letteratura non vanno d'accordo!!!!

L'adattamento cinematografico di capolavori della letteratura ha sempre creato dei problemi non indifferenti ai poveri registi, ma soprattutto agli sceneggiatori, che si vedono costretti a ridurre testi, come questo capolavoro di Victor Hugo, dalle migliaia di pagine originali, a un elaborato di non più di duecento pagine...

Cosa comporta questo?

1) La soppressione di alcuni personaggi che cinematograficamente funzionerebbero poco, ma che invece nel testo sono un perno essenziale tipo la coppia di furfanti, i Thenardier, che tengono Cosette in stato di servitù e chiedono alla povera madre Fantine sempre più soldi per il mantentimento, e che ritornano nel romanzo fino alla fine

2) Lo stravolgimento dei fatti. In questo film sono tantissimi i fatti che vengono stravolti; a volte guardandolo mi è venuto il dubbio di non aver capito io il libro, ma questo classico mi è piaciuto a tal punto da ricordare anche i particolari più insignificanti. Forse allo sceneggiatore di questo film, il libro è piaciuto un pò meno, visto che ha massacrato la soria in maniera impressionante

3) La semplificazione della linea narrativa: Jean Valjean è un personaggio complesso, e dinamico nel libro. E' un detenuto dal cuore buono che viene ridotto come una bestia da 19 anni di lavori forzati, e riportato sulla retta via da padre Bienvenue...e fin quì bene o male ci siamo...dove il film "deraglia", è nella descrizione del rapporto tra Valjean e Cosette. Nel libro è reso esplicito l'amore quasi erotico del salvatore di Cosette, e quindi la gelosia passionale contro Marius Pontmercy; nel film il tutto è reso da una semplice lite generazionale, del tipo adolescenti genitori. Senza parlare del finale che non vale la pena di essere commentato....

4) Lo stravolgimento dell'essenza stessa e del messaggio del libro: infatti il romanzo finisce in maniera molto triste, mentre invece il film si ferma molto prima, facendo trionfare l'ex detenuto, dopo la sua odissea.

Insomma, alla fine di tutto, nonostante alcune scene del film sian veramente belle, e nonostante il cast sia eccezionale (soprattutto Uma Thurman nei panni di Fantine), il film è decisamente fiacco rispetto al romanzo, non è nemmeno la sua fotocopia sbiadita!!!!! Delusione forte

postato da: andreamicali alle ore 09:22 | Permalink | commenti
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martedì, 12 luglio 2005

Il primo film sui reality!

Il grande poeta delle immagini Giuseppe Tornatore in questo film gioca in casa. Paesini sperduti della sicilia degli anni '50, sono delle location naturali che offrono molto più di quello che la macchina da presa riesce a cogliere. Una sicilia stupenda, ma credulona, offre l'opportunità a Joe Morelli (Sergio Castellitto), di essere l'uomo delle stelle. In giro con una camionetta e una cinepresa finta, il truffatore si fa pagare per dei provini fasulli, promettendo agli abitanti dei paesini, in cambio di mille e cinquecento lire, la fama il successo...e cinecittà. Davanti alla macchina da presa allora vediamo la gente comune, inquadrata in Primo Piano con sguardo in macchina (uno dei tabù del cinema Hollywoodiano classico: vietato guardare in macchina!), che si racconta, si confessa, o semplicemente spera e sogna in un futuro migliore, o ancora trova il coraggio di cercarsi un'esistenza più dignitosa. Ad esempio Leo Gullotta, fa la parte del parrucchiere omosessuale, che grazie alla spinta che gli da Joe Morelli (in realtà lo stava truffando), si decide a lasciare il suo amato/odiato paese alla volta di Busto Arsizio.

Mirabile anche la figura del professore (mitico Leopoldo Trieste), che non parla da quando è tornato dalla guerra; davanti alla telecamera comincia a parlare in Spagnolo incomprensibilmente.

Ci sono poi le donne che trovano nella cinepresa una via di fuga da quel mondo oppressivo e asfissiante, che le condanna ad essere "angeli del focolare"

Il pastore poeta, a sua insaputa ovviamente, che parla con le stelle, e tutta una serie di personaggi che si aprono davanti alla cinepresa, facendoci vedere una vita che non possono mostrare agli altri: come a dire, dirlo davanti a tutti e come non dirlo a nessuno!

Il soggetto di questo film secondo me è interessantissimo; oltretutto mi fa capire che non è cambiato poi molto, quando vedo che al provino del grande fratello si presentano 20.000 ragazzi. Strano e affascinante il mistero della tele o cinecamera...conferma la mia tesi che tutti noi abbiamo bisogno di proiettarci!

postato da: andreamicali alle ore 09:34 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 07 luglio 2005

Federico Fellini's La Strada

La strada di Federico Fellini

"I miei film non nascono su una trama logica, ma su una dimensione di amore: non si accentuano nella polemica che rifiuto e non sin definiscono in un messaggio che non mi sento di imporre agli altri" (Federico Fellini, 1957)

Da questa dichiarazione programmatica possiamo capire le premesse che portano il regista che tutto il mondo ci invidia a fare del cinema.

La strada (1954), è la storia di due emarginati che vivono insieme la loro vita, senza sapere neanche il perché. Gelsomina (Giulietta Masina), è una ragazza un pò ritardata, Zampanò (Anthony Quinn) è un artista ambulante molto scuro e disperato, che reclama al mondo il suo diritto di esserci anche lui.

La vicenda è molto semplice, ma quante suggestioni in quell'Italia così irriconoscibile! Il sentimento traspare in ogni inquadratura, e la metafora del circo è il più bel modo, nonché il più tragico, per parlare della vita

In un periodo di crisi del cinema italiano, forse è il caso di riscoprire le nostre potenzialità e il nostro patrimonio. Inoltre è importante sottolineare come Ponti e De Laurenti hanno avuto il coraggio per investire in una storia così coraggiosa nel 1954. Oggi ci sarebbe qualcuno di sposto a farlo? Non credo...anche perchè lo stesso Fellini alla fine della sua vita, faticava a trovare un produttore per i suoi film.

Sfido chiunque a dimostrarmi, allora, che il progresso ha uno sviluppo lineare!

postato da: andreamicali alle ore 10:31 | Permalink | commenti (2)
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